Festival della Scienza

Contenuti del sito

Contenuto della pagina - Torna su


Le piante non sono angeli. Il neo-animismo della biologia.

Tra le mura affrescate e finemente restaurate dell'aula sconsacrata di San Salvatore in Piazza Sarzano, Celli ha guidato il pubblico di curiosi ed esperti tra i meandri intricati e lussureggianti di madre natura. “Le piante hanno un'anima voluttuosa, un'anima laica, si fidano del vento e plagiano gli animali a seconda del loro capriccio. Si servono delle altre specie a proprio uso e consumo. Le piante hanno inventato la pubblicità. I fiori sono bellissimi cartelloni pubblicitari per le api, gli insetti e le farfalle a cui vendono un prodotto sublime e goloso, necessario alla vita e alla sopravvivenza della terra: il polline.” Attraverso le parole di Celi la biologia si tramuta in poesia, sboccia nella sua forma più recondita e vanitosa, e come una metamorfosi di farfalla, da scienza diventa vita, narrazione animistica della terra e delle sue meraviglie nascoste. Secondo il neo-animismo scientifico di Celli anche le piante soffrono, provano dolore ma non possono urlare, per cui non ci inteneriscono, non ci spingono ad un sacrificio, ad una rinuncia come invece fanno certi cuccioli di animale, convincendoci a diventare dei vegetariani inflessibili. “Se l'insalata potesse piangere anche i vegetariani sembrerebbero un po' più crudeli! Noi umani simpatizziamo solo con le specie che ci somigliano. Le balene, che sono degli immensi e teneri mammiferi in grado di emettere suoni quasi celestiali, sanno come commuoverci, al contrario una trota, della famiglia dei salmonidi e che non emette verso alcuno, ce la mangiamo volentieri e senza troppi rimorsi!” scherza l'etologo che aggiunge alla sua spiegazione scientifica una riflessione sulla coscienza ecologica diffusa “immaginatevi l'urlo della Foresta Amazzonica, se potesse risuonare all'unisono mentre le ruspe e la mano dell'uomo tentano di abbattere i suoi alberi. Se la natura potesse urlare la sua voce terrificherebbe il mondo intero e forse fermerebbe definitivamente l'accanimento feroce ed irresponsabile dell'uomo verso la proprio terra.” E alla domanda del giornalista e direttore del National Geographic Italia, Guglielmo Pepe, “La terra sopravviverebbe senza l'uomo? Quale ecosistema si incrinerebbe in assenza del genere umano?” Celli inizia a fantasticare ad occhi aperti su un mondo meraviglioso e rinnovato, senza la minima traccia umana, un mondo dove le nostre cattedrali gotiche serviranno da ricovero per le giraffe, le coccinelle sgranocchieranno a piccoli bocconi la Divina Commedia e tutti i libri scritti dall'uomo, mentre gli uccelli, finalmente padroni del cielo, occuperanno i tetti delle città ormai deserte e ricoperte da piante robuste e verdissime.

 

Documenti